Tutto pronto a Genova per la sesta edizione del Campionato mondiale di pesto genovese al mortaio. I 100 finalisti sono per il 59% uomini. L’età media è di 48 anni. Due i diciottenni, uno genovese e uno di Bergen (Norvegia) entrambi studenti della scuola alberghiera. Tante le professioni rappresentate, per la prima volta parteciperanno un regista, una fioraia e una traduttrice simultanea. L’italiano che arriva da più lontano è una signora di Palermo, quelli più vicini da via del Molo, via San Vincenzo e via Macelli di Soziglia. Piemonte e Lombardia le regioni più rappresentate. 250 le richieste di iscrizione arrivate quest’anno. A livello internazionale sono 22 le nazionalità in gara, per la prima volta c’è anche una concorrente neozelandese, che, spiega Sara Di Paolo, dell’associazione culturale Palatifini «vuole organizzare le eliminatorie per la prossima edizione nel suo Paese». In arrivo anche il concorrente da Togo selezionato a Expo, ma ci sono anche rappresentanti da Stati Uniti, Ecuador, Libano, Repubblica Ceca, Uruguay, Albania, Giappone, Filippine. La nazione più presente è la Spagna. I meno sicuri si sono iscritti al “pesto last minute” di venerdì in programma nella sala della trasparenza della Regione Liguria, occasione per un corso rapido e le ultime esercitazioni.

Sergio Di Paolo, altra colonna della Palatifini, rivela: «Cresce l’interesse al di fuori del territorio: sabato scorso una trasmissione della Bbc alla radio ha parlato per mezzora del Campionato. Abbiamo richieste dalle redazioni romane delle testate straniere, anche il Financial Times si è accreditato. È un bel risultato perché sono gli altri che vengono a cercarci. Passa un ragionamento di qualità sul pesto». «Il pesto è un marchio mondiale – dice il presidente della Regione Liguria Giovanni Toti – abbiamo un valore tra le mani strepitoso e la nostra promozione deve passare anche da lì». Del resto, come ha ricordato anche l’assessore regionale al Turismo Gianni Berrino, ha persino superato il ragù come “celebrità”.

«Mai come quest’anno abbiamo lavorato bene – aggiunge il presidente di Palatifini Roberto Panizza – perché non dimentichiamo l’organizzazione del convegno “mortai e pestelli” di un mese fa. Il problema del pesto oggi è l’identità, la globalizzazione ha lo svantaggio che sulle etichette l’aggettivo genovese si sta perdendo. Il nostro obiettivo non è solo l’aspetto ludico, ma culturale e di valorizzazione degli ingredienti dop e dell’aglio di Vessalico. Promuoviamo l’economia del territorio, non è solo un evento gastronomico». L’obiettivo è fare del pesto patrimonio immateriale dell’umanità Unesco, «il ministero dell’Agricoltura ha già detto proprio in occasione del nostro convegno, che ci supporterà ufficialmente», sottolinea Panizza. Un endorsement importante, vista la quantità di richieste che dovrà analizzare la sede di Parigi.

«Il Campionato sta girando il mondo e si rinnova sempre – rileva Paolo Odone, presidente della Camera di Commercio, attraverso la cultura gastronomica di qualità si attrae turismo, non è un caso che la Regione abbia chiesto di allargare all’intero territorio il nostro marchio Genova Gourmet, che garantisce l’utilizzo di ingredienti di qualità e di ricette tipiche del nostro territorio nei ristoranti che entrano a far parte di questo elenco». Il basilico dop è molto richiesto anche a livello di produzione industriale, ne servirebbero almeno altri cinquemila quintali secondo la Camera di Commercio.

Proprio i ristoratori daranno vita al pesto party che concluderà in bellezza la giornata di sabato, insieme alla premiazione del concorso di idee promosso dall’Adi, l’associazione disegno industriale dedicato alla reinterpretazione del mortaio. Sarà proprio Roberto Panizza a usare per primo il prototipo e a proporre eventuali modifiche.

Il Campionato però non si ferma mai: sono già programmate le prime eliminatorie dell’edizione 2018 a Savona, Genova e poi Madrid (4 giugno) e Parigi (10 giugno).

«Il successo di questa manifestazione – sostiene Carla Sibilla, assessore al Turismo del Comune di Genova – sta nel fatto di far toccare una sintesi di gusto, piacere, storia, cultura e molto altro. Inoltre, con l’ospitalità di giornalisti e tour operator aggiungiamo ulteriori mattoncini sulla nostra attrattività e sul messaggio rivolto all’estero, cementando flussi turistici di qualità».

Qui il programma completo.

 

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