Si occupa di robotica nel senso più esteso del termine, escluso il il settore dell’automazione industriale, ha sviluppato importanti applicazioni in vari campi e, assieme ai partner, lavora a un progetto che potrebbe risolvere in modo economico il problema dello smaltimento delle fibre d’amianto risultate dagli scavi per il Terzo Valico. È la Telerobot Labs, che ha sede a Sestri Ponente, in via Buccari, impiega 15 persone e fattura circa due milioni di euro l’anno. 

«La società – dichiara a Liguria Business Journal il direttore generale Francesco Becchi – è nata nel 2014, ma io e gli altri del nostro gruppo lavoriamo insieme da più di vent’anni. Facevamo parte di una società genovese, la Telerobot, che poi ha scorporato la divisione che non si occupava di automazione industriale. Noi ci eravamo specializzati in diverse altre applicazioni. E siano andati avanti come società autonoma. In ambito medicale Telerobot Labs ha sviluppato per un innovativo sistema completamente automatizzato per l’analisi in vitro per analisi immunoenzimaiche secondo il protocollo Elisa. Da questa esperienza sono attualmente in sviluppo un sistema robotizzato per la purificazione del Dna da utilizzare a monte di un sequenziatore Ion Torrent ed un sistema completo pre-analitico. Abbiamo anche messo a punto l’esoscheletro di una mano che può permettere di muovere e utilizzare un arto che ha perso la funzionalità».

«In ambito nucleare – prosegue Becchi – Telerobot Labs ha sviluppato le principali applicazioni robotizzate degli ultimi anni in Italia: il retrofit dell’impianto di manipolazione e taglio rifiuti solidi di Nucleco e il sistema robotizzato di scarifica per il camino della centrale del Garigliano. Sviluppiamo soluzioni e tecnologie specifiche per la posa di condotte sottomarine. Nell’ultimo periodo l’azienda ha sviluppato, a supporto di Saipem, un sistema innovativo per lo sgancio di emergenza di apparati critici lungo la linea di varo. Inoltre la nostra azienda ha realizzato diversi dispositivi e tools per impiego intratubo oltre a macchine per impiego subacqueo: dispositivi meccanici per operazioni semplici, sistemi completi per il taglio delle condotte e il decomissioning in genere, sistemi di scarifica, sistemi di ormeggio sottomarini. In generale mettiamo a punto sistemi in grado di sostituire l’uomo in ambienti ostili».

«Telerobot Labs – ricorda il direttore – collabora con alcuni tra i principali gruppi di ricerca attivi nel campo della robotica. Ha partecipato al consorzio Robotcub come coordinatore e responsabile del progetto meccanico della piattaforma umanoide iCub, e supporta tuttora l’Istituto Italiano di Tecnologia nello sviluppo del robot e nell’integrazione meccanica dei robot prodottti. E siamo stati più volte chiamati a pensare e realizzare macchine e dispositivi ad hoc per assolvere a specifiche e particolari esigenze».

Una di queste macchine potrebbe risultare utile per la prosecuzione dei lavori del Terzo Valico, rallentati dal problema delle fibre d’amianto trovate nei materiali di scavo. Telerobot Labs, insieme all’Università di Genova e a un’azienda altamente specializzata nel trattamento dei rifiuti, la Vico srl di Cairo Montenotte, lavora a un progetto coordinato da Laura Gaggero, professore di Petrologia e Petrografia dell’Università di Genova  (Distav) che sul sito del ministero dell’Ambiente, www.minambiente.it è stato eletto invenzione del mese. Come ha scritto il Secolo XIX alcuni giorni fa, questa tecnologia si basa sulla reazione tra l’ossido metallico e altri reagenti. Reazione che produce altissime temperature senza bisogno di energia esterna e può trasformare l’amianto in materiale innocuo. È il progetto Fibers, cofinanziato per 750 mila euro dall’Unione europea e per altri 750 mila euro dall’Università di Genova e dalle due aziende liguri. Un gruppo di lavoro guidato dal prof. Maurizio Ferretti del Dipartimento di Chimica e Chimica Industriale dell’ Università di Genova ha ottenuto la prova sperimentale della applicabilità di questa tecnologia su piccole quantità di materiale. L’amianto può essere effettivamente trasformato in materiale innocuo e addirittura riutilizzabile, per riempimenti o altri scopi. Ora l’azienda di Sestri sta sviluppando prototipi che permettano l’applicazione di questo principio su una dimensione industriale. Poi la Vico, con la collaborazione dei partner, potrà effettuare i lavori dove saranno richiesti. Il progetto a cui stanno lavorando Università, Telerobot Labs e Vico prevede per lo smaltimento del materiale un’attrezzatura costituita in sostanza da un container chiuso e da una tramoggia. La macchina sarebbe trasportabile e questo potrebbe risolvere una delle ultime difficoltà incontrate nella realizzazione di grandi opere, non solo quella per il Terzo Valico.

Secondo un recente provvedimento dell’esecutivo, ha dichiarato a Liguria Business Journal l’assessore regionale alle Infrastrutture, all’Ambiente e alla Difesa del suolo Giacomo Giampedrone, «tutti i materiali di scavo che contengono una determinata quantità di amianto devono essere smaltiti in loco. Questo è praticamente impossibile per le opere che stiamo portando avanti, non abbiamo i siti adatti. Oppure questi materiali devono essere trattati come rifiuti pericolosi, il che significa un trattamento speciale, il loro trasporto nei siti competenti e quant’altro. Tutto ciò comporta un costo dell’opera notevolmente superiore rispetto a quello preventivato. Ed è una preoccupazione che non riguarda soltanto la Liguria ma in pratica tutte le Regioni, tanto che è stato chiesto al governo il differimento della pratica. Ma quando siamo andati al tavolo nazionale Stato-Regioni il ministro Galletti ci ha detto che il governo non apriva al differimento. Siamo rimasti con questa posizione, che preoccupa molto noi, e tutti quelli che stanno intervenendo nella vicenda».

Il provvedimento dovrà, comunque, essere votato dal parlamento ma il progetto genovese, che prevede attrezzatura mobile e utilizzo di energia endogena, potrebbe risolvere il problema.

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