Le regioni che nel 2014 hanno registrato la maggior percentuale di giornalisti autonomi rispetto alla totalità degli iscritti all’Ordine sono il Veneto (57,2% – 2.797 su 4.887), la Valle d’Aosta (57,1% – 200 su 350) e la Liguria (57% – 1.047 su 1.837). È uno dei dati contenuti nel rapporto Lsdi (Libertà di stampa, diritto all’informazione), presentato in questi giorni a Roma.

La professione giornalistica sta vivendo una grande crisi. Si restringe sempre di più il campo del lavoro dipendente, con una massiccia espulsione dalle redazioni, mentre il peso delle testate tradizionali in termini di occupazione diminuisce sensibilmente.

I rapporti di lavoro in Liguria sono calati in modo drastico: dopo aver raggiunto il picco nel 2009 con 562, c’è stata una picchiata negli anni successivi, passando a 441 nel 2010 e arrivando a 376 nel 2014. Le uniche regioni in controtendenza da quest’anno sono Valle d’Aosta, Abruzzo ed Emilia-Romagna.

La ‘’bolla’’ del lavoro autonomo (o parasubordinato) continua intanto a gonfiarsi tanto che, almeno sul piano quantitativo, domina l’industria giornalistica, coprendo ora quasi due terzi dei giornalisti attivi, ma raccogliendo redditi fra le 5,6 e le 6,9 volte inferiori a quelli medi dei giornalisti salariati. Inoltre, secondo il rapporto, quattro freelance su dieci nel 2014 non hanno guadagnato nulla. Analizzando i dati nazionali forniti dall’Inpgi, l’istituto previdenzale dei giornalisti, emerge che il gruppo più numeroso di liberi professionisti è nella fascia di reddito tra 1501 e 2500 euro all’anno, seguito da quelli tra 10.001 e 25.000 euro.

In Liguria gli iscritti all’Ordine al 31 dicembre 2014 sono 1.837, mentre gli iscritti al sindacato dei giornalisti a Genova sono 414 professionali, ossia persone che vivono di giornalismo (212 contrattualizzati, 84 non contrattualizzati, 150 pensionati Inpgi, 2 pensionati non Inpgi) e 107 collaboratori, in tutto 555 persone.

Per quanto riguarda le iscrizioni alla gestione previdenziale separata dell’Inpgi, dal 1997 al 2014 è stato un costante aumento: da 206 a 1047.

La crescente crisi dell’editoria ha influito molto sulla professione. In Liguria nel 2015 ha chiuso il Corriere Mercantile, la redazione genovese del Giornale da tempo non riceve uno stipendio regolare, Il Secolo XIX si è fuso con La Stampa in un’unica società chiamata Itedi (Italiana editrice), sacrificando sull’altare della razionalizzazione la tipografia (ora il giornale viene stampato a Torino), mentre le pagine locali a Ponente sono intercambiabili negli articoli principali. Dopo il massiccio ricorso ai prepensionamenti, la testata si avvale comunque dei contratti di solidarietà. La Gazzetta dello Sport ha deciso di non mantenere più la sede genovese.

Sul fronte radiofonico non va meglio: Radio 19, la radio del Secolo XIX, dopo essere stata affidata due anni fa a un service guidato da Michele Corti, è stata acquisita da Radio Number One; anche in questo caso giornalisti a casa. Anche Radio Nostalgia è entrata nell’orbita dello stesso gruppo e in Liguria vive ancora, giornalisticamente parlando, grazie alla partnership con il Genoa calcio per le dirette delle partite. Radio Babboleo, dopo aver licenziato tutta la redazione di Babboleo News (esperimento riuscito di all news locale 24 ore su 24 dal punto di vista dei contenuti, ma non delle entrate pubblicitarie), ha comunque tenuto in vita le frequenze ed è ripartita con un altro service (Ondaliguria News), ma molti meno giornalisti.

Per quanto riguarda le tv, Primocanale, dopo i contratti di solidarietà, ha ridimensionato sede, redazione e programmi, facendo ricorso a pensionati-opinionisti. Stessa cosa sta succedendo a Telenord, che a fine 2015 ha licenziato due giornalisti. Telegenova sta provando l’ennesimo rilancio con una nuova gestione (Incoming Media tv srl), presto per capire se ce la farà. I giornalisti di Telecity sono ancora in cassa integrazione e soffrono della mancanza di investimenti del gruppo 7 Gold sulla sede genovese.

È sul web che alcuni provano a trovare nuovi sbocchi nell’ambito della professione: Monica Di Carlo, dopo aver lasciato il Mercantile, ha fondato il blog Genova Quotidiana e lo sta trasformando in una testata giornalistica, facendo “salire a bordo” Giovanni Giaccone (ex Primocanale) e Diego Curcio (Corriere Mercantile).

È una scommessa anche la web tv Extra Liguria di Cordero Editore, che ha in Federico Casabella (Il Giornale) ed Erika Falone (Telecity) i volti principali.

Una delle mosche bianche che sta ampliando il numero di collaboratori è Edinet, società di servizi informatici che ha anche un ramo nell’editoria dei siti web di informazione locale come Ivg (per la provincia di Savona) e Genova24 (per quella di Genova): proprio in quest’ultimo è confluita la professionalità di Fabrizio Cerignale, in molti lo hanno conosciuto come volto di Telenord, ma da anni è un freelance con collaborazioni in Ansa e Repubblica tv.

Lo squilibrio autonomi-contrattualizzati sta mettendo a dura prova la stabilità economica dell’Inpgi, che sta discutendo da mesi sulle ipotesi di riforma, in caso contrario l’Istituto confluirà nel calderone Inps.

 

 

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