Il mondo cambia velocemente e per avere successo bisogna cambiare alla stessa velocità: così Alessandro Giglio, 50 anni, genovese, sposato con due figli, quando la crisi si è abbattuta sull’economia italiana ha rilanciato estendendo il suo network televisivo e multimediale in più di 50 paesi del mondo, fino a costituire l’unico gruppo televisivo italiano presente in Cina. E ha superato l’atteggiamento tradizionale del piccolo-medio imprenditore italiano che tende a considerare la propria azienda come una proiezione di sé stesso, portando Giglio Group spa  in Borsa (debutto il 7 agosto 2015). Ora Alessandro Giglio, chairman e ceo del gruppo, detiene il 61% della società, il 15% è della Buongiorno spa del governo giapponese, il flottante sul mercato si aggira sul 23%. La holding del gruppo è rimasta a Genova, dove l’imprenditore ha casa e famiglia, le società operative sono a Roma. Sedici milioni di euro il fatturato aggregato del 2014, una quarantina i dipendenti diretti.

Giglio Group opera da più di 10 anni nel mercato televisivo italiano con i marchi Music Box, Yacht & Sail, Play.me, Acqua e il network globale Nautical Channel, canale leader nel mondo nel settore nautico. Di recente, lo sbarco in Cina. «Nel 2004 – racconta Giglio – abbiamo organizzato in Cina le celebrazioni per il Gran Premio di Formula 1. Sono state un successo e un’ottima vetrina per noi, avremmo colto subito l’occasione per entrare Cina ma il mercato non era ancora aperto all’ingresso degli stranieri. Tre anni fa, con il nuovo presidente, si è avuta un’apertura e ne abbiamo approfittato subito. Oggi Giglio Group è l’esclusivista italiano nel settore tv ed è presente in Cina con Cibn (China International Broadcasting Network), la piattaforma televisiva che trasmette via Satellite, IPTV, Smart Tv e su dispositivi mobile contenuti editoriali esclusivi».

«Giglio Group è on air, in esclusiva, su Cibn – precisa Giglio – con tre canali televisivi tematici visibili da oltre 250.000.000 di utenti grazie a oltre 150 milioni di decoder attivi. I contenuti sono musica, stili di vita, moda, lusso, viaggio, enogastronomia, arte e design, sport, automobili. Prodotti cinesi, principalmente. L’Italia in Cina è apprezzata come stile di vita ma non è presente, come aziende, a parte alcune, e come sistema- paese. Per fare un esempio, la Francia ha il 60% dell’export del vino, noi il 5%. Praticamente i cinesi non conoscono l’Italia come produttore di vini. Non è una storia nuova».

Nautical Channel è l’unico canale internazionale, distribuito in 42 Paesi, 4 continenti e 6 lingue e disponibile ad essere interamente dedicato alla nautica e agli sport acquatici. In Russia è una delle pochissime tv straniere autorizzate a diffondere il proprio canalenell’intera Federazione. Visibile su 14 diverse piattaforme televisive, Nautical Channel copre l’intera area dell’ex Unione sovietica: dalla Russia all’Ucraina, dalla Bielorussia alla Georgia. Il 1° ottobre 2015 il canale internazionale Nautical Channel ha debuttato ufficialmente a Dubai e in tutto il Middle East.

Acqua, nata nel 2011, è titolare del canale 65 del digitale terrestre su tutto il territorio nazionale: il primo e unico canale tematico legato a nautica e agli sport acquatici presente sul digitale terrestre nazionale free. Dal 2014 manda in onda anche Yacth & Sail, canale dedicato alla nautica e punto di riferimento in Italia per armatori e cantieri nautici.

Play.Me è stata costituita nel 2010, ed è titolare del canale 68 del digitale terrestre su tutto il territorio nazionale. Punto di riferimento globale, attraverso il suo portale www.playme.tv per la musica digitale, è stata la prima tv italiana visibile in simultanea streaming su Facebook. Trasmette inoltre lo storico canale Music Box, l’unico canale completamente interattivo che consente di votare da casa il contenuto che si vuole vedere immediatamente in onda. Si tratta del primo canale italiano di musica interattiva che trasmette videoclip 24/7. Il pubblico crea ogni playlist con le proprie preferenze, votando il proprio video preferito e inviando messaggi di testo in onda in tempo reale.

La spinta più forte ad affermarsi oltre confine è venuta dalla crisi. «Abbiamo risentito profondamente della recessione italiana – racconta Giglio –. La nostra reazione è stata accelerare gli investimenti all’estero, spostando il focus dell’attività oltre confine. Una conversione che ci è costata non soltanto denaro ma anche sacrifici, ansia e preoccupazioni. Soprattutto gli anni 2011 e 2012 sono stati durissimi. Oltre tutto, si pensava che la crisi durasse meno. Ma siamo riusciti a trovare nuovi mercati e, alla fine, la crisi è stata per noi un’occasione per crescere. Dice un proverbio cinese: ” quando soffiano  venti di tempesta, c’è chi alza muri per difendersi e chi costruisce mulini a vento”. Noi abbiamo puntato sui mulini».

Ora è la Cina a rallentare. «Ma questo non ci preoccupa. A parte il fatto che una crescita del pil al 6,5% è sempre un rallentare relativo, continuano i consumi e gli investimenti pubblicitari. Si è avuto un ridimensionamento della bolla ma è già stato metabolizzato. Del resto, quello che spaventa i mercati finanziari non sempre si riflette sull’economia reale».

L’estate scorsa il gruppo si è quotato alla Borsa di Milano. «Sì, e non si è trattato soltanto di afflusso di capitali. Quotarsi in Borsa obbliga a strutturarsi e a essere trasparenti, e comporta per l’imprenditore un modo nuovo di rapportarsi con la sua società. Che resta sotto il suo controllo ma si apre agli altri. Certo, l’economia italiana è caratterizzata dalla piccola impresa familiare, dove l’imprenditore si identifica con l’azienda, le dedica sacrifici e la sua creatività. È un modello che ha i suoi punti di forza ma oggi credo debba cambiare, il mondo sta cambiando velocemente e se l’imprenditore si lascia frenare da personalismi – che magari lo portano a rinunciare ad aggregazioni e collaborazioni – non riesce a stare al passo con i tempi. Un approccio mentale diverso, un certo distacco sono necessari per valutare le opportunità che il mercato presenta. Opportunità da cogliere al volo, i mercati non aspettano».

 

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