«Uno squilibrio tra domanda e offerta che incide sulla professione in modo devastante». Il segretario dell’Associazione Ligure Giornalisti Alessandra Costante commenta i dati diffusi dall’Lsdi su cui Bj Liguria ha scritto qui.

«Occorre capire quanti dei colleghi siano veramente lavoratori autonomi e quanti invece siano costretti dalle condizioni imposte dagli editori». I giornalisti in Liguria, ma anche in Italia, secondo Costante sono troppi: «Lo dissi 15 anni fa quando ancora ero esterna al sindacato, ora il problema è diventato tale da incidere anche sul reddito dei colleghi dipendenti, minato dai continui stati di crisi». Dal 2008, rileva il segretario ligure dell’Associazione, gli iscritti all’Ordine del Giornalisti a livello nazionale è in continuo aumento, la domanda di un aspirante pubblicista viene accettata se dimostra di guadagnare 800 euro per due anni: «Non è così che si aiuta la professione, anzi, la si svende e diventa inutile fare tanti discorsi sull’equo compenso».

C’è un esercito di persone disposto a lavorare a 5 euro al pezzo, o addirittura gratis: chi non sta al gioco viene fatto fuori perché c’è sicuramente qualcuno che accetterà, magari perché ricco di famiglia o perché alle prime armi, nella speranza di “farsi un nome” o avere quella famosa “visibilità” promessa da tanti in cambio di lavoro.

«Perché un editore dovrebbe pagare un giornalista professionista 50 mila euro all’anno, quando fuori dalla redazione hai chi è disposto a scrivere a un terzo o a un quarto del costo? – sottolinea Costante – le nuove assunzioni dell’ultimo anno sono causate esclusivamente dagli sgravi contributivi per le imprese».

In Liguria a fine 2015 sono stati stabilizzati 5 giornalisti proprio grazie a un accordo trovato in collaborazione con il sindacato, ma sono tanti quelli che, magari per paura, non fanno valere quello che sarebbe un loro diritto: «Le soluzioni si possono trovare, però dev’essere il giornalista a fare il primo passo. Comunque il Jobs Act tarperà ulteriormente le ali alle rivendicazioni sindacali, per esempio a quelle dei cococo».

La mancanza di contratti o comunque le irregolarità compiute dagli editori nei confronti di redattori e collaboratori, sfocia anche nella questione della violazione delle regole di concorrenza: «Ho detto all’Inpgi di fare una verifica sulle testate online liguri – annuncia Costante – non per cattiveria, ma perché chi offre un prodotto deve sottostare alle regole di mercato, altrimenti danneggia chi invece fa tutto in regola».

In un quadro già di per sé desolante, il segretario ligure dell’Associazione aggiunge un altro tema che, nell’ambito della professione, sta creando un acceso dibattito: «Sono molti i pensionati che continuano a lavorare, addirittura ci sono colleghi che sono stati prepensionati perché costavano molto alle aziende, circa 100 mila euro all’anno, e che sono rientrati a collaborare a 20 mila euro all’anno, una cifra che un precario del giornalismo fatica a vedere nel conto in banca anche a distanza di anni di collaborazioni, è uno schiaffo alla categoria».

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