Prossimo appuntamento il 9 dicembre a Imperia Oneglia, al bar Gusto, alle 18, poi l’11 ad Arma, il 12 a Ventimiglia, il 16 a Sanremo. Seguirà il territorio savonese, con Albenga e Savona. Claudio Scajola, uscito indenne dai problemi giudiziari che lo hanno bloccato negli anni scorsi, è tornato. E da Ponente, dove è tuttora forte, si muove verso Est: è prevedibile che, tappa dopo tappa, arrivi a Genova e poi passi al Levante della regione.

La prima uscita pubblica, il 4 dicembre scorso, al bar Pepito di Imperia, è stata un successo. Almeno trecento persone hanno affollato il locale e lo spazio antistante. Segno che buona parte del mondo cattolico-moderato del Ponente ligure non ha abbandonato l’ex ministro. Del resto, nella circoscrizione di Imperia, alle regionali del 31 maggio, il nipote di Claudio Scajola, Marco, aveva ottenuto 4.192 preferenze. E a Imperia Forza Italia con i suoi voti si era resa determinate nella vittoria di Toti.

Ma che cosa propone oggi Scajola? Probabilmente, il primo messaggio che voleva lanciare era proprio questo: «ci sono ancora, e sono capace di aggregare».

Per quanto riguarda il futuro, nel suo discorso al bar Pepito non ha mai nominato né Forza ItaliaSilvio Berlusconi. Segno, probabilmente, che il politico imperiese sta guardando a un quadro più ampio di quello di Forza Italia. Un quadro ancora confuso e in evoluzione, in cui l’unica indicazione possibile, al momento, è: vogliamo essere partecipi, serriamo i ranghi, quando la situazione sarà più chiara vedremo come collocarci.

Un’indicazione che riguarda il centrodestra ligure ma anche quello nazionale. L’ex ministro da tempo proponeva una ristrutturazione del mondo del centrodestra italiano, e questo è ipotizzabile resti il suo obiettivo, di fronte a un quadro politico in cui nessun leader del fronte moderato sembra in grado di contrapporsi a Matteo Renzi, con Matteo Salvini improbabile nel ruolo di aggregatore dei moderati, Berlusconi ormai fuori gioco per le elezioni del 2018, nessuna figura emergente, almeno per ora, e soprattutto, nessun programma alternativo, coerente chiaro e credibile, di fronte all’azione di governo del segretario del Pd.

Per contribuire a formare un’alternativa nazionale, a Scajola non mancano le relazioni. Non gli mancano, però, neppure i nemici, all’interno del centrodestra, tra i quali Daniela Santanché è forse la più nota ma non certo la sola. Sarà una guerra dentro un’altra guerra. Ma ormai l’ex ministro alle guerre è abituato.

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