Abolita la tassa di possesso delle imbarcazioni. Lo annuncia Ucina, che la interpreta come una vittoria dell’Associazione, “che cancella un capitolo nero del governo Monti, decisivo per la fuga di molte imbarcazioni all’estero e il crollo del mercato interno”, si legge in una nota.

«Quanto successo oggi è l’ulteriore riprova del confronto costruttivo dell’Associazione con le forze politiche e il governo – dichiara Carla Demaria, presidente di Ucina – che arriva in un momento importante. Servirà a ridare fiducia al mercato».

La tassa di possesso sulle imbarcazioni era stata reintrodotta dal governo Monti e subito era apparsa molto punitiva per il settore, sia per gli elevati importi, sia perché, tra le altre cose, non teneva conto dell’età delle imbarcazioni e soprattutto per quelle di piccole dimensioni la sua incidenza era particolarmente elevata rispetto al valore reale di mercato. Ucina era riuscita a limitare i danni riuscendo a ottenere la sua abolizione per le unità fino a 14 metri e l’applicazione di parametri più congruenti con il valore delle imbarcazioni, il dimezzamento per la vela e l’esenzione per le unità commerciali.

Anche la vecchia tassa di stazionamento, che sul piano finanziario aveva più o meno gli stessi effetti, era stata abolita nel 2003 perché costava più il suo incasso e la sua gestione del gettito ottenuto.

Era stato il decreto-legge 6 dicembre 2011 n. 201, conosciuto anche come “Decreto salva italia” del governo Monti, a reintrodurre la tassa sullo stazionamento delle unità da diporto, dovuta da tutte quelle di lunghezza superiore superiori a 10 metri. Nel 2013 gli importi della tassa erano stati rimodulati con esclusione dal pagamento per le unità dai 10,01 ai 14 metri di lunghezza e la riduzione al 50% degli importi vigenti per quelle dai 14,01 ai 20 metri.

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