L’innovazione è la parola d’ordine dei fondi Ue che verranno erogati nel settennato 2014-2020. Nel corso del convegno “La Liguria nel sistema Europa 2014-2020, una sfida da vincere”, oggi a Genova, si sono sviscerati tutti i temi che riguardano l’ottenimento e l’uso più efficace di questi fondi.

«Il tema dell’innovazione passa attraverso la partecipazione territoriale e la partnership pubblico-privato, che diventa fondamentale. Bisogna investire a livello di lobby», così Emanuele Piazza, assessore allo Sviluppo economico del Comune di Genova. L’assessore auspica che il processo che regola i fondi europei sia maggiormente semplificato, in ballo ci sono 40 milioni sul territorio genovese: «Serve un’integrazione dei programmi per evitare sovrapposizioni e una riduzione dei costi attraverso una migliore strutturazione e lettura del bando e delle proposte». Per Piazza è una grossa opportunità poter ragionare e lavorare “insieme” per capire come utilizzare tutti i fondi, diretti e indiretti. Il Comune sarà a supporto dei percorsi che nascono dal territorio.

Diego Zoppi, presidente dell’Ordine degli Architetti della provincia di Genova aggiunge: «Siamo architetti e progettisti. Ci siamo resi conto che fare progetti è l’ultima tappa di un percorso che vede una parte preparatoria e gestionale che consente di arrivare alla realizzazione». Non è un caso che proprio nella sede del convegno sono stati esposti una serie di progetti vincitori di concorsi urbani che poi non hanno avuto attuazione: dal parco del mare di Quinto e Nervi alla riqualificazione di Cornigliano attraverso l’omonima via e le piazze limitrofe, o il percorso ciclopedonale sulla litoranea tra Lavagna e Sestri Levante. C’è una parte di finanziamenti europei che non si riesce ancora a utilizzare. Dobbiamo fare sistema e squadra, in Italia è difficile e diventiamo meno competitivi».

Zoppi ricorda che solo a Genova ci sono 80 mila edifici troppo energivori, il risparmio, se fossero risistemati, sarebbe di 200 milioni all’anno, un’occasione di lavoro notevole, «ma Genova va resa appetibile per investitori stranieri e deve fornire tempi certi occasioni di investimento».

In Francia – fa notare Zoppi – lo scorso anno è stata promulgata una legge (la n.134) che prevede forme di finanziamento europeo per la rigenerazione e il riuso urbano. In un anno, per ogni euro investito dal pubblico, sono stati messi in moto otto euro dai privati. Se i fondi Ue fossero utilizzati anche per questo sarebbe un grosso aiuto.

Massimo Giacchetta presidente di Cna Genova, sottolinea: «Sono stati anni terribili per le imprese, dal 2008 a oggi ci hanno fatto riflettere su come abbiamo gestito il nostro lavorare. Se usiamo gli schemi utilizzati in precedenza siamo destinati a morire».

Non è un caso che Cna abbia promosso l’associazione Casabita, che racchiude le imprese del “building” (non solo edili, ma impiantisti, serramentisti eccetera): «Parliamo di 50 mila imprese in Liguria, quasi 100 mila persone. Abbiamo un territorio dove esiste un patrimonio immobiliare immenso un milione di nuclei abitativi, più di 300 mila edifici, si devono indirizzare le imprese verso quella miniera che può dare lavoro per anni».

Giacchetta cita il progetto all’interno dell’ex caserma Gavoglio: «È previsto un insediamento artigianale nel progetto, ma non possiamo pensare a quello classico anni Settanta-Ottanta. Bisogna concentrarsi sulle problematiche del territorio: densità abitativa e mobilità, uno smart city park in poche parole». Altro esempio quello della Fabbrica di Staglieno (di cui Bj Liguria ha parlato qui): «Consente una rigenerazione del cimitero a fini turistici e nello stesso tempo è un laboratorio di innovazione del restauro».

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