Una crisi che ha segnato il cambiamento di una professione. Non si costruisce più e l’architetto si trova a reinterpretare se stesso all’interno di una città e di una società in costante trasformazione.

Per raccontare questa evoluzione l’Ordine e la Fondazione degli Architetti di Genova hanno organizzato Big November (qui il programma), una serie di eventi tra dibattiti, rassegne cinematografiche, mostre e convegni.

«Ci hanno formato per la costruzione di edifici e infrastrutture, ma la crisi ha messo la parola fine a iniziative economiche che non riguardavano gli stretti bisogni – spiega il presidente dell’Ordine di Genova Diego Zoppi – è stato messo a nudo il tema della crescita incondizionata e noi architetti siamo direttamente coinvolti, occorre pensare come proseguire. Siamo circa tremila in questo ordine».

Secondo gli architetti genovesi è importante sconfiggere una forma di isolamento che insidia la capacità di evoluzione della città. «Genova è una città portuale – dice Zoppi – il tema internazionalizzazione in primo piano, anche perché abbiamo notato ultimamente un certo localismo».

Margherita Del Grosso e Ibleto Fieschi ieri sono andati a raccontare Genova a Parigi: «Una città che ha cambiato faccia megli ultimi 20 anni – racconta Zoppi – il centro storico in gran parte è stato restaurato e Genova dopo la fine delle grandi aziende di Stato, si è trasformata di più rispetto ad altre città».

Big November dà spazio ai giovani «in una città vecchia non solo anagraficamente ma guardando anche chi sta “nella stanza dei bottoni” – sostiene Zoppi – per questo ci sarà il New Generation Festival».

L’architetto Margherita Del Grosso aggiunge: «40 giovani professionisti si confrontano in nove tavole rotonde in modo da capire quali possano essere gli spunti interessanti arrivati dalla nuova economia, i nuovi modi di lavorare. Il Festival è alla terza edizione e nasce da una piattaforma culturale creata tra architetti emergenti in Europa»,

Secondo Zoppi la città non crescerà più, ma occorre essere consapevoli che il refrain “costruire sul costruito” è un lusso: «Occorrerà pensare agli aspetti economici, altrimenti il dibattito sarà solo sulla carta. Occorre cambiare le regole, è maturata una sensibilità nei confronti dell’ambiente naturale, ma far vivere la città significa anche rinunciare a qualcosa. Se queste regole non sono condivise si sviluppano dibattiti poco attraenti come quello sul piano casa che ha portato a schermaglie che appartengono al passato».

Nel programma anche la mostra Città d’Italia (che comprende anche Genova), appena terminata a Expo e che verrà portata nel far East per stimolare investimenti stranieri.

«Ci sono tanti progetti non realizzati – sottolinea Zoppi – i soldi ci sarebbero, perché l’Italia è fanalino di coda nell’attrazione dei fondi europei, noi chiediamo attivazioni di canali per la rigenerazione urbana».

Ibleto Fieschi, presidente della Fondazione Architetti di Genova, entra nei dettagli: «Abbiamo parlato della riqualificazione del centro storico di Genova dal 1992 a oggi, delle esperienze di recupero di via San Lorenzo, via del Campo e dei Palazzi dei Rolli, ma anche del blueprint di Renzo Piano e di ponte Parodi. Dobbiamo promuoverci verso l’estero perché abbiamo usato criteri validi per il recupero corretto del territorio. I colleghi hanno fatto esperienze in questo ambito e speriamo che vengano coinvolti da Paesi esteri tipo quelli del Nord Africa».

 

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