È scontro tra Ucina e la nuova associazione del settore, Nautica Italiana. In una lettera inviata agli associati, la presidente di Ucina, Carla Demaria, sostiene che la spaccatura  in due distinte associazioni fa perdere credibilità e incisività al settore, innanzi tutto nel dialogo con la politica e le istituzioni, e contesta le proposte avanzate da Nautica Italiana.

«Lo stesso Vice Ministro allo Sviluppo Economico, Carlo Calenda – sottolinea Demaria – ha convocato Giovanna Vitelli e Lamberto Tacoli al Salone di Genova e ci ha detto chiaramente che di fronte alla spaccatura, il Governo non avrebbe più sostenuto il settore. Per essere più chiari, né gli uni né gli altri».

«Di una sola cosa sono contenta – si legge ancora nella lettera – abbiamo finalmente visto un programma e avremo così un metro di misura per quelle che da sei mesi sono state solo promesse elettorali. Il manifesto presentato ieri è l’ennesimo libro dei sogni, ma la realtà è amaramente distante».

Demaria ricorda quindi le iniziative realizzate da Ucina. «Oltre all’approvazione definitiva della legge delega, il lavoro istituzionale di UCINA ha ottenuto il “Bollino Blu” – meno 50% del totale dei controlli in mare nel 2015 – l’IVA al 10% nei Marina resort, per la stabilizzazione della quale abbiamo da poche settimane organizzato un incontro alla Camera dei Deputati con il Capogruppo del PD. Poi ci sono: l’Accordo con il Ministero Sviluppo Economico – UCINA che finanzia la partecipazione ai saloni esteri; l’estensione dei finanziamenti agevolati anche agli stampi in vetroresina (Nuova Sabatini); il nuovo decreto legislativo sui titoli professionali; la cancellazione di due proposte di legge per l’immatricolazione dei natanti e il patentino. Mi soffermo – prosegue la presidente di Ucina – sui finanziamenti all’export per le spese sostenute dalle aziende, posto che questo dovrebbe essere un elemento qualificante dell’iniziativa di Nautica Italiana. Grazie a UCINA sono una realtà operativa, per la collettiva del Mets di Amsterdam e per i Saloni 2016, a cominciare da Miami per la grande nautica, Stoccolma per la piccola, e gli altri a seguire, Düsseldorf, Dubai, Fort Lauderdale. Ci siamo battuti affinché questi contributi fossero parametrati ai costi sostenuti e non ai fatturati, come peraltro ripetutamente Giovanna Vitelli ci chiedeva formalmente finché è stata seduta nel Consiglio UCINA».

Demaria commenta quindi le proposte di Nautica Italiana:

«1. “Un Bollino Oro che anticipi i controlli a terra invece che in mare”.

È già operativo da tre anni – si chiama “Bollino Blu” e dal 2015 include proprio le visite preventive a terra. Si deve all’azione coordinata di UCINA con Ministero Infrastrutture e Trasporti, Ministero degli Interni, Comando generale delle Capitanerie di porto e Comando generale della Guardia di Finanza.

2. “La moratoria dei controlli a bordo fino all’adozione del Registro Telematico”.

È semplicemente contraria a tutte le leggi di P.S. del Paese.

3. “Creazione di strutture ricettive per i natanti, a gestione senza scopo di lucro”.

UCINA ha fatto inserire nella Legge Delega di riforma del Codice della nautica, iniziative per la piccola nautica, senza tuttavia beneficiare ulteriormente le Associazioni senza scopo di lucro, che già ora rappresentano una concorrenza non paritaria per gli imprenditori che hanno investito nella realizzazione di infrastrutture e pagano le imposte.

4. “Istituzione di un Registro Italiano concorrenziale per grandi yacht commerciali”.

Quello attuale lo si deve a una modifica legislativa voluta dall’allora presidente di UCINA Paolo Vitelli. Non ha mai funzionato perché eccessivamente complicato. Per questo UCINA nel 2012 ha ottenuto una prima modifica legislativa e adesso ne ha fatto uno dei punti di intervento delineati dalla citata Legge di riforma.

5. “Normativa per i titoli professionali in linea con quella degli altri Paesi europei”.

UCINA ha appena ottenuto, in collaborazione con Italian Yacht Master (associazione dei comandanti italiani di navi da diporto) un decreto legislativo di riforma dei titoli. In sede parlamentare è stata ottenuta proprio l’introduzione del principio dell’adeguamento alle normative internazionali.

6. “Uniforme applicazione dell’IVA al 6,6% per il noleggio delle navi da diporto”.

Qualsiasi operatore che si sia minimamente occupato della materia sa che l’iva è al 22%, quello che cambia è l’imponibile. Posta così, infatti, la questione comporterebbe l’immediata procedura d’infrazione della UE e la cancellazione dei benefici esistenti. Benefici, peraltro, ancora vigenti grazie all’intervento di UCINA, in sede europea e successivamente nazionale, per la definizione della normativa di “alto mare” e la conseguente chiusura di un precedente procedimento europeo.

7. “Mantenimento dei patti contrattuali dello Stato per le concessioni dei marina”.

UCINA è concretamente impegnata con un ricorso in Corte Costituzionale al fianco degli operatori del settore e di Assomarinas.

8. “Emanazione dei principali Decreti attuativi del Codice della Nautica entro 12 mesi”.

Premesso che se fosse stato per l’allora on. Vitelli oggi non ci sarebbe stata neanche la possibilità di intervenire, il termine di 24 mesi è quello oltre il quale la delega scade. UCINA ha chiesto un termine ampio per evitare che una crisi politica (possibile al momento della prima approvazione in Senato) potesse causare la scadenza dei termini.

9. “Una definitiva semplificazione della burocrazia e delle norme: Nautica Italiana, lavorando a fianco delle Istituzioni, potrebbe garantire un risultato concreto e importante per il settore nautico e quindi per l’occupazione, a fronte di un minimo impatto economico per lo Stato”.

Alcune delle soluzioni invocate sono frutto di un avanzato stato di finalizzazione, come la tematica delle garanzie fideiussorie sull’IVA dei lavori (oggetto di un fondamentale tavolo di lavoro con Entrate e Dogane durante il Salone Nautico), l’applicazione uniforme della normativa sulla tassazione IVA gasolio. Altre sono già state affrontate da anni, come l’uniformazione dei regolamenti delle AMP (nei limiti della legislazione), alcuni dei quali già prevedono l’ingresso delle navi da diporto. Ancora questa estate UCINA ha ottenuto una circolare che ha stabilito la non applicazione del decreto Clini-Passera alle ND che accedono nelle aree marine protette».

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