Lo shipping genovese e ligure va forte, e può contare su un alleato potente, Banca Carige,  che nel settore investe circa il 6% dei suoi impieghi, una cifra considerata notevole dagli analisti finanziari.

«In un periodo caratterizzato dalla crisi globale e dalla recessione italiana – spiega Emilio Rossi, presidente di EconPartners e senior advisor di Oxford Economics – con una debolezza sia delle esportazioni sia delle importazioni, il traffico complessivo di container dalla Lombardia verso il Porto di Genova è aumentato in 5 anni di oltre il 30% in tonnellate, a una media del 6% di incremento annuo, superando del 12,5% il picco pre-crisi del 2007». Il porto di Genova ha una solida posizione di partenza per affrontare il prossimo decennio. Dal 2011 al 2014 ha incrementato il proprio traffico container del 14,3%, a ritmi decisamente più elevati rispetto a tutti i principali porti del mitico northern range, la cui crescita è stata molto moderata, con il 6% di Amburgo, il 3,1% di Rotterdam e di Anversa, e il -1,3% di Brema. A completare il quadro positivo, anche nei primi sette mesi del 2015 il traffico container del porto di Genova si è mostrato più dinamico dei suoi principali rivali del Nord Europa.

In questo contesto Carige costituisce una delle principali leve finanziarie

La banca è impegnata nelle grandi opere ma anche, secondo la sua missione, ridefinita dalla nuova dirigenza, nel sostegno a quel fitto tessuto di operatori specialisti – riparatori, provveditori di bordo, agenti marittimi, spedizionieri, broker, avvocati specializzati e altri – che fa di Genova la capitale dello shipping mediterraneo, al di là del numero dei contenitori movimentati.

Carige ha chiuso il primo semestre 2015 con un utile sui 17,6 milioni di euro e presenta un CET1, cioè un coefficiente patrimoniale, pari a 12,4%, uno dei più alti del settore, ha portato a termine con successo due aumenti di capitale, l’ultimo da 850 milioni di euro, e sta cedendo un miliardo di euro di crediti deteriorati. Il piano industriale sta andando a compimento, con lo spostamento di risorse dal corporate alla rete delle filiali e al commerciale. Definito il nuovo assetto sociale (Malacalza Investimenti 17%, Summer Trust di Gabriele Volpi 5% i maggiori azionisti) il management ha ribadito la missione dell’istituto come banca di territorio: «una lince non deve trasformarsi in tigre per avere successo, deve fare bene la lince» ha spiegato l’a.d. Pier Luigi Montani.

Banca del territorio, in una città come Genova, impegnata a conquistare nuovi collegamenti con il Nord Italia e l’Europa, vuol dire investire nel campo delle infrastrutture. «È un obiettivo impegnativo ma irrinunciabile – dichiara a BJ Liguria Roberto Battistini,  direttore corporate di Banca Carige – che deve rientrare nella mission della nostra industria finanziaria. Del resto si tratta di un valore che Banca Carige ha sempre vissuto nella propria quotidianità e lo dimostra la nostra storia: già negli anni Sessanta la Cassa di Risparmio si fece promotrice dell’Autostrada dei Fiori, ed erano tempi in cui nessuno parlava di project financing. Finanziamo i piani pluriennali delle Autorità Portuali ma un dato vorrei sottolineare: non ci occupiamo soltanto delle infrastrutture, alle imprese dello shipping e dell’armamento destiniamo il 6% del totale degli impieghi del gruppo, che al momento hanno raggiunto una massa di 25 miliardi di euro».

Una cifra indicativa, secondo il presidente della banca, Cesare Castebarco Albani, intervistato da BJ Liguria. «Dimostra – spiega – che Carige è molto presente nel settore, e vuole continuare a esserlo, anche in considerazione del fatto che lo shipping è uno dei fattori trainanti dell’economia ligure e sarebbe sciocco abbandonarlo. Carige – precisa Castelbarco – si è sempre impegnata nei settori economici trainanti della città e della regione, ha sempre finanziato le società impegnate nel trasporto marittimo, gli armatori,  gli operatori della logistica. E ci tengo a dire che non c’è mai stata nessuna discriminazione verso i piccoli operatori. Posso assicurare che dal grande al piccolo tutti sono sempre stati finanziati, naturalmente sul presupposto che si trattasse di progetti seri e credibili».