Aerei in volo con carburante ricavato dal tabacco anziché dal petrolio: la Sunchem Holding di Arma di Taggia va avanti nel suo progetto di diventare, nei prossimi 10 anni, leader mondiale sul mercato dell’olio vegetale applicato a fini energetici e ora entra nel mercato dell’aviazione.

Di recente la società ligure ha concluso un accordo con BoeingAirways South Africa per l’impiego di carburante vegetale. Le emissioni dovrebbero ridursi dell’80%, la filiera del tabacco produrrebbe occupazione in Sudafrica e la compagnia aerea potrebbe disporre di carburante ottenuto entro i confini nazionali e quindi libero dalle fluttuazioni a cui va soggetto il petrolio.

Il 12 maggio scorso Sunchem Holding, Eni, Boeing e Alitalia-Etihad hanno sottoscritto una lettera, inviata al sottosegretario Luca Lotti e ad altri esponenti del governo, in cui si illustra il progetto Fibisa (Filiera integrata biocarburanti sostenibili per l’aviazione). L’iniziativa punta a sviluppare la produzione italiana di carburante vegetale, facendo dell’Italia, storicamente importatrice di carburanti di origine fossile, dal carbone al petrolio, un paese produttore ed esportatore.

Da sinistra Sergio Tommassini, Carlo Ghilardi e Corrado Fogher
Da sinistra Sergio Tommassini, Carlo Ghilardi e Corrado Fogher

Sono stati gli imprenditori sanremesi Carlo e Massimo Ghilardi, padre e figlio, nel 2007, ad Arma di Taggia, a costituire Sunchem Holding, società dedita alla gestione della ricerca e allo sviluppo industriale del brevetto internazionale del tabacco energetico. Il brevetto è nato dall’attività del professore Corrado Fogher, dopo 15 anni di ricerca genetica e scientifica.

«Il tabacco di Fogher – spiega Sergio Tommasini, direttore del gruppo – non è ogm, non contiene nicotina, non è tossico, presenta una produzione di olio per ettaro molto superiore ad altre oleaginose, si adatta a diversi climi. Massimizza la produzione di fiori e semi a scapito della produzione di foglie,è estremamente robusta, può essere coltivata su terreni marginali non utilizzabili per la produzione alimentare. Da 1 ettaro di coltivazione di tabacco energetico potremmo avere una media di produzione di sementi da 6 a 10 tonnellate e oltre, con più raccolte durante l’anno. Il seme contiene circa il 40% di olio e dalla spremitura a freddo potremmo avere il 33-34% di olio grezzo e il 65% di panello proteico. Se ne può ricavare – sostiene il direttore di Sunchem – olio per biocarburanti e jet-fuel per l’aviazione. E, utilizzando i residui, mangimi animali e biomassa per fini energetici».

La società di Taggia opera nel mondo attraverso società di gestione operativa create ad hoc che sviluppano il tabacco energetico su tutta la filiera, aggregando dei partner attivi nel settore della produzione di biocarburanti e trading petrolifero. È presente in Italia, negli Usa, in Brasile, in Sud Africa, in Namibia. I disordini politici hanno fatto venire meno il mercato nordafricano e indirizzato gli investimenti nel Sud del continente. «Dalla holding – precisa Tommasini – gestiamo il 50% delle partecipazioni in ogni società. Abbiamo costruito una filiera completa, integrata e chiusa , che parte dal brevetto e comprende ogni fase del processo, fino al prodotto finale, all’olio».

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