Un business, quello delle ecomafie, che non conosce crisi. E la Liguria non rimane fuori dai giochi. Sesta in Italia e prima nel Nord Italia, nel 2014 la nostra regione conta 414 infrazioni accertate, il 5,7% del Paese, per un totale di 410 denunce, 8 arresti e 77 sequestri. Nell’ultimo anno in Italia le ecomafie hanno incrementato il proprio giro d’affari con il 26% di infrazioni in più rispetto all’anno precedente: 7.244, quasi 20 al giorno. Sono i dati dell’ultimo rapporto Legambiente, realizzato con la collaborazione delle forze dell’ordine (tra cui Carabinieri, Forestale, Guardia di Finanza, Polizia di Stato, Capitanerie di Porto e Agenzia delle Dogane).

Santo Grammatico
Santo Grammatico

Un rapporto che acquista un valore particolarmente importate, dal momento che «dopo anni di battaglie è arrivata la legge sugli ecoreati – spiega Santo Grammatico, presidente di Legambiente Liguria – una legge che è nata da una forte collaborazione tra i vari partiti e da un lavoro di squadra anche con le associazioni che si occupano di questo problema. Un esempio di lobby positiva». Secondo Vittorio Cogliati Dezza, presidente di Legambiente, «la speranza è che il 2015 sia uno spartiacque, un anno in cui ecomafie ed eco criminalità comincino a essere contrastati con le misure adeguate».

Dal rapporto emerge una situazione preoccupante. Se da un lato aumenta il numero delle persone denunciate (9.652, +38,5%), e dei sequestri (3.601, +55,3%), diminuiscono invece gli arresti: solo 78, con un calo del 13,3%. «L’arresto è la parte più complessa della procedura – commenta Grammatico – con dinamiche più articolate rispetto a quelle che portano all’individuazione di un’attività irregolare».

Nella nostra regione il racket dei rifiuti si concentra per la maggior parte a Genova: con 289 infrazioni accertate, 277 denunce, gli 8 arresti e 40 sequestri il capoluogo ligure è terzo in Italia, dopo Bari e Napoli, per illegalità nel ciclo dei rifiuti.  23esima in Italia, La Spezia nel 2014 ha registrato 70 infrazioni, altrettante denunce e 26 sequestri. A Ponente i numeri sono più bassi: 29 e 26 infrazioni rispettivamente a Imperia e Savona, con 36 e 27 denunce e 4 e 7 sequestri.

Ai primi posti della classifica nazionale si piazzano la maggior parte delle regioni del Sud: Puglia, con 2.081 infrazioni, quasi il 29% di quelle italiane, Campania (896) e Calabria (555). Ma c’è anche il Lazio, con 486 infrazioni accertate, seguita dalla Sicilia (426). Pochi gli arresti: 28 in Campania, 8 in Sicilia e uno in Calabria, mentre non se ne contano e nel Lazio e in Puglia (prima regione d’Italia per ecomafie), dove invece sono stati effettuati oltre 1.700 sequestri. Poche le forme di illegalità accertate in Valle d’Aosta, Friuli Venezia Giulia e Trentino Alto Adige, dove le infrazioni vanno da un minimo di 20 a un massimo di 88 nel corso dell’anno.

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Notevole il quantitativo di rifiuti sequestrato nell’ultimo anno e mezzo: oltre 3 milioni di tonnellate di veleni sono stati bloccati in appena 16 inchieste. Si tratta di traffici che corrono anche su rotte internazionali nelle quali, a farla da padrone, sono i materiali di scarto destinati illegalmente al riciclo o a un recupero energetico approssimativo: si tratta soprattutto di rottami di auto e altri veicoli (38%), materiali ferrosi, gomma o pneumatici (17,8%) e ancora metalli, plastica, tessili e Raee (Rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche). E crescono del 4,3% anche i reati nel settore del cemento, che hanno raggiunto quota 5.750.

«Contemporaneamente alle infiltrazioni che influenzano in modo capillare il ciclo economico – dice Grammatico – ci sono una serie di attività sul territorio che fanno da anticorpo. Associazioni come Libera che, partendo dal basso, lavora per risolvere queste problematiche. E da Roma qualche passo avanti è stato compiuto: la legge sugli ecoreati ne è un esempio, così come quella sui beni confiscati. Ma su questa c’è ancora molto da lavorare per rendere le procedure più snelle».

Legambiente traccia anche un identikit del professionista dell’ecomafia che, come sottolinea Grammatico, «ha fatto un salto di qualità organizzativa», coinvolgendo non solo il trafficante di rifiuti, il trasportatore o l’industriale, ma anche intermediari con le istituzioni e figure politiche “chiave”, come il politico locale o il funzionario pubblico.

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