Rischi per la salute modesti ed efficace prevenzione dei decessi o di grossi problemi collegati all’insorgere di una malattia. Si muore o si hanno pericolose complicazioni di salute perché non ci si vaccina e non il contrario.

Eppure in Liguria, come nel resto d’Italia, la copertura vaccinale è in diminuzione. I motivi li spiega Sergio Schiaffino dirigente del settore Prevenzione, sanità pubblica, fasce deboli, sicurezza alimentare e sanità animale della Regione Liguria: «Si sta creando una disinformazione molto pericolosa che corre soprattutto sui social network, una bufala dura a essere scardinata: l’assenza della correlazione autismo-vaccini è stata ampiamente dimostrata, eppure c’è chi crede al fatto che la lobby dell’industria farmaceutica abbia chissà quale scopo».

In realtà, come emerge dal primo report sulla prevenzione vaccinale redatto dall’osservatorio sulla salute nelle regioni italiane insieme con l’Università cattolica del sacro cuore, le istituzioni non investono abbastanza sui vaccini e sulle campagne di prevenzione, pur essendo dimostrato che le malattie costano al servizio sanitario: l’impatto economico è stato monetizzato a livello nazionale, per esempio il costo annuo di ospedalizzazione per il carcinoma della cervice uterina è stato stimato pari a 30 milioni di euro, gravando sul Ssn per una cifra che oscilla tra i 162 e i 205 milioni annui. La stima legata all’uso del vaccino per contrastare il Papilloma virus, una delle cause dell’evoluzione in carcinoma, vedrebbe una diminuzione di 80 milioni di costi.

Stesso ragionamento per un vaccino visto da tanti ancora come un’opzione, quello contro l’influenza, utile soprattutto per evitare complicazioni negli over 65: il risparmio per il Ssn sarebbe di 3,6 milioni annui. Considerando che l’influenza è anche causa del 10% di tutte le assenze da lavoro, le implicazioni sono molto più ampie. «Negli ultimi due anni siamo stati particolarmente sfortunati – racconta Schiaffino – prima una partita di un vaccino è stata ritirata, creando però la psicosi che fossero i vaccini di tutte le case farmaceutiche a essere pericolosi, mentre l’anno scorso l’amplificazione mediatica di alcune morti sospette inizialmente associate all’assunzione del vaccino, che gli accertamenti successivi hanno escluso, ha comunque avuto la colpa di aver fatto spaventare molti di coloro che avrebbero dovuto vaccinarsi». Anche la copertura mediatica della notizia sulla mancata correlazione tra vaccino e morti è risultata di gran lunga inferiore rispetto ai titoloni in prima pagina iniziali.

Il risultato, soprattutto a Genova, si è visto con un intasamento dei pronto soccorso ancora maggiore rispetto al solito proprio nel periodo di picco del virus, con gli ospedali costretti al blocco dei ricoveri programmati. Le complicazioni per l’influenza provocano centinaia di morti: secondo l’Istat nel 2011 erano state 400, ma aggiungendo i problemi cardiovascolari correlati al virus, si arriva anche a più di 8 mila decessi a livello nazionale.

Il vaccino antinfluenzale stagionale viene offerto alle persone di oltre 65 anni e alle persone di tutte le età con patologie di base che aumentano il rischio di complicanze con il duplice obiettivo di ridurre il rischio individuale di malattia, ospedalizzazione e morte prematura. Il piano nazionale di prevenzione individua una copertura de 75% come obiettivo minimo perseguibile e del 95% come obiettivo ottimale. In Italia l’obiettivo minimo resta ancora lontano dall’essere raggiunto (55,4% per gli over 65), addirittura inferiore il dato ligure (50,4%), che negli anni passati aveva conosciuto anche picchi del 67,5% nella stagione 2007-2008 (si era in piena psicosi aviaria) e un calo drastico nel 2012-2013 con solo il 41,6%.

C’è però un altro problema: stanno diminuendo anche le vaccinazioni-base, quelle che hanno portato a debellare malattie come la difterite o la poliomielite. In Italia e in Liguria sono in calo: tra il 2012 e il 2013 quello contro la poliomielite è passato da una copertura del 96,8% al 95,7% (-1,14%), quello contro la difterite, il tetano e la pertosse dal 96,8% al 95,8% (-1,03%), quello contro l’Epatite B dal 96,8% al 95,7% (-1,14%). La peggiore copertura è quella legata alle vaccinazioni raccomandate: contro morbillo, parotite e rosolia è calata dall’88,8% all’85,8% (-3,38%). In calo anche la percentuale del vaccino contro l’Hbv (Haemofilus Influenzae di tipo B), un batterio che può infettare le membrane che rivestono la superficie del cervello causando una meningite batterica, spesso fatale: da 96,5% a 95,3% (-1,24%).

Per le vaccinazioni obbligatorie l’Oms (Organizzazione mondiale della sanità), l’obiettivo minimo stabilito è pari ad almeno il 95% di copertura entro i 2 anni di età, quindi la Liguria sta pericolosamente scivolando sotto questa soglia. Anche i parametri stabiliti nel Piano nazionale per l’eliminazione del morbillo e della rosolia congenita (Pnemorc) sono il raggiungimento e il mantenimento nel tempo di almeno il 95% di copertura vaccinale, ma per questa profilassi tali valori non sono stati ancora conseguiti.

Assistere un malato costa molto di più di quello che costerebbe evitare che si ammalasse e in questi tempi di grave crisi di risorse avere un malato in meno sarebbe “grasso che cola” per i bilanci regionali. Una popolazione non in buona salute produce meno tasse e richiede maggiore assistenza sanitaria e spese di assicurazione sociale che potrebbero essere evitate grazie ai programmi di vaccinazione. «Un farmaco lo prendono tutti – sostiene Schiaffino – perché ha un effetto immediato, mentre il vaccino è una forma di prevenzione che ha un effetto di lungo periodo ed è più ostico far capire la sua utilità».

 

 

 

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