Filo conduttore delle realtà associative che svolgono volontariato in Africa, il consorzio Spera (Solidarietà Progetti e Risorse per l’Africa, nato a Genova nel 2010 su iniziativa di Medici in Africa, una delle attuali 38 associate, riceve dal Banco di Chiavari una donazione di 10 mila euro: «Una somma importante – spiega Edoardo Berti Riboli, chirurgo, presidente di Spera e di Medici in Africa, nel corso dell’incontro “Volontariato, attualità e prospettive” – considerando che le nostre realtà associative, non essendo Ong, non ricevono alcun tipo di finanziamento, ma vivono esclusivamente su donazioni». E tra queste sono molte le realtà liguri, in particolare genovesi, aderenti a Spera: circa una ventina, ben oltre la metà. «Il problema del volontariato – dice Berti Riboli – è che non esiste una via di mezzo tra le associazioni che vivono di aiuti e le organizzazioni non governative che invece ricevono risorse. Con la conseguenza che il primo tipo di associazioni spesso si trova a fare le nozze con i fichi secchi, mentre altre realtà, in molti casi, portano avanti uno stesso progetto per anni, senza portarlo a termine in breve tempo, sapendo di avere la sicurezza del finanziamento».

Eppure, proprio in una realtà come l’Africa, basta davvero poco per fare tanto: «Con 25 mila euro si costruisce un ospedale», commenta il presidente di Spera. Dovendo contare solo sulle donazioni, diventa impegnativo raggiungere cifre consistenti: in questo caso anche dei servizi bancari ad hoc possono risultare utili: «Da circa un anno – dice Alberto Ferrari, referente Area Terzo Settore del Banco di Chiavari – abbiamo creato all’interno dell’istituto un settore specifico per queste realtà con servizi nati per venire incontro alle loro esigenze». Una prima necessità è proprio l’abbattimento dei costi: «Ma non solo – aggiunge Ferrari – c’è molta attenzione anche agli strumenti per la raccolta fondi, come il pos portatile per le loro attività nelle piazze, ma anche l’anticipazione del 5 per mille». Poche le richieste di credito: «Rispetto a una piccola o media impresa, le associazioni di volontariato fanno poche richieste di finanziamento. Ma a differenza di altre realtà, sono sicuramente virtuose e solide, anche perché poco patrimonializzate».

Anche come conseguenza di un approccio particolare con il territorio, più vicino e cooperativo con le realtà regionali tipico delle banche popolari, il Banco di Chiavari ha dato il proprio contributo economico a Spera «che andrà a sostenere sia il consorzio, sia il congresso realizzato annualmente».

Proprio dal primo congresso del 2010 è nata l’aggregazione che oggi dà voce a tutti coloro che, a livello nazionale, si occupano di solidarietà nell’Africa sub sahariana, circa 600 in tutta Italia: «Le associazioni si parlano poco – racconta Berti Riboli – per questo, come Medici in Africa, abbiamo deciso di mettere in comunicazione le varie realtà e avviare il convegno Spera. Il prossimo si terrà il 21 e 22 novembre al Galata Museo del Mare». Sono tra i 300 e i 350 i progetti presentati annualmente dalle associazioni che partecipano al congresso: quasi una su due.

Oltre alla difficoltà di reperire i fondi, negli ultimi anni si sono ridotti anche i volontari. Nel caso di Medici in Africa, che conta circa 800 medici volontari provenienti da tutta Italia, la difficoltà deriva dal fatto che «sono diminuite le assunzioni di medici negli ospedali e il personale di conseguenza si è ristretto: diventano via via di meno i medici che riescono a partire per l’Africa, sfruttando per esempio il periodo delle ferie, quello prescelto per le attività di volontariato».

Ma tra le attività svolte da Spera non c’è solo il volontariato: la formazione, strettamente legata al territorio, ha preso forma con il primo corso nazionale di Cooperazione internazionale e sviluppo, che sarà inaugurato il prossimo 16 settembre: «Siamo partiti con un gruppo di venti docenti genovesi e, coordinandoci con l’Università, siamo arrivati a realizzare questo corso interscuola».

Formazione che è anche una delle tante attività svolte dal volontariato in Africa, come spiega Filippo Pongiglione di Spera: «Oltre alla sanità, in particolare con la realizzazione di ospedali, l’intervento dei nostri medici e la formazione del personale locale, in Africa il volontariato è attivo nello scavo di pozzi per l’acqua potabile, nella costruzione di case in terra cruda, nell’agricoltura e nell’avvio di piccole realtà industriali. Ma anche nella scuola primaria. I volontari inoltre cercano anche di sviluppare l’arte locale come fonte di sviluppo e di business per le comunità locali, oltre a diffondere un efficiente utilizzo delle risorse».

 

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