Al via da domani, fino a domenica 7 giugno, la Biennale della Prossimità, che ha scelto Genova come sede della prima edizione dell’evento nazionale sulle “risposte a problemi condivisi”, a cura di diversi enti promotori provenienti da altrettante realtà territoriali italiane del non-profit.

Nata dalla sinergia tra Social Club Torino, Social Club Genova, Idee in rete, Associazione Isnet, Emporio della Solidarietà di Lecce e Fondazione Ebbene, la Biennale ha come ente patrocinatore il Comune di Genovainsieme al Municipio 1 Centro Est. L’organizzazione genovese è affidata al Social Club Genova, circuito di promozione sociale nato per valorizzare le risorse delle organizzazioni aderenti, in ottica di rete.

L’evento punta a far conoscere all’opinione pubblica iniziative di prossimità realizzate da cittadini, in collaborazione con enti pubblici e terzo settore: la Biennale sarà un luogo dove portare esperienze e condividere momenti culturali, esperienze, arte e approfondimento. Da qui il sottotitolo Voglio dire, voglio fare, voglio esserci.

L’evento è gratuito e si svolgerà in alcune sedi centrali della città: Commenda di Prè, Loggia di Banchi, Palazzo Verde, piazza Don Gallo, Sala San Salvatore, Teatro Altrove, piazza Lavagna, via della Maddalena, Laboratorio Vico Papa, Ghettup. Qui si alterneranno workshop, palchi, cinema di prossimità, performance di artisti, aperitivi con intervista, spettacoli teatrali, grande cena condivisa per 6-700 persone in via della Maddalena.

Secondo una recente indagine di marzo 2015 condotta dall’Osservatorio di Isnet per la Biennale della Prossimità su un campione di 400 cooperative, alla domanda “qual è il livello di protagonismo dei cittadini nella realizzazione di iniziative di prossimità sui territori”, il 70% degli intervistati indica un’intensità di coinvolgimento media-alta, a testimonianza del fatto che la prossimità si fa “insieme ai destinatari delle iniziative che sono coprotagonisti degli interventi”. 

Sviluppata su base volontaria, la Biennale mette insieme realtà molto diverse tra loro con un obiettivo ambizioso: ricostruire la fiducia tra soggetti, tra gli attori della vita sociale, in modo da poter concorrere al benessere di comunità. Questi presenteranno progetti e soluzioni per arrivare dove le istituzioni non riescono più a intervenire, in una nuova ottica partecipativa: con la crescita e la complessità dei bisogni di oggi si assiste, in alcuni casi, alla trasformazione di soggetti che, da destinatari di interventi sociali, decidono di diventare co-protagonisti della “risposta”.

LASCIA UNA RISPOSTA

Please enter your comment!
Please enter your name here

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.