I savonesi dovranno dire addio alla loro spiaggia, almeno per come la conoscono ora. I 2 km di arenile, i più lunghi in Liguria senza opere di difesa, sono destinati ad assottigliarsi ulteriormente, assumendo la cosiddetta forma a parabola, per fare un paragone, com’è a Sestri Levante.

La previsione è di Marco Ferrari, docente di dinamica dei litorali del Distav, il dipartimento di Scienze della terra dell’ambiente e della vita dell’Università di Genova: «Il profilo della spiaggia dipende da condizioni idrodinamiche, esistono i modelli che consentono di vedere come si comporterà se si costruisce un “ridosso”. C’è la possibilità di calcolare, a seconda del punto di diffrazione del moto ondoso, quale sarà la linea di riva».

La tanto decantata spiaggia delle Fornaci, bandiera blu d’Europa, aveva già avuto in passato problemi proprio grazie alla costruzione del porto di Vado, ma con la piattaforma Maersk potrebbe arrivare il colpo di grazia: le mareggiate da Levante responsabili dell’erosione, non saranno riequilibrate da quelle di Ponente, portatrici di sabbia, perché la nuova opera portuale impedirà alla corrente e alle onde di svolgere il proprio lavoro. Occorrerà intervenire con opere di difesa, come dei pennelli, ma anche con dei ripascimenti consistenti. «Spero che chi si occuperà del progetto tenga conto che con la piattaforma si inverte il drift, la corrente, quindi si dovrà intervenire in senso Est-Ovest e non al contrario», puntualizza Ferrari.

L’erosione delle spiagge in Liguria è un problema conosciuto da tempo. Già nel 1937 un volume commissionato dal Cnr analizzava le spiagge della Riviera ligure con l’obiettivo di fare una ricerca sulle variazioni delle spiagge italiane, primo esempio di cartografia applicata a capire come si evolvevano gli arenili.

Nonostante l’attenzione con cui si sono effettuati i monitoraggi e la capacità di prevedere i comportamenti della costa in funzione dei cambiamenti dovuti a opere con impatto sul mare, la Liguria è diventata un caso nazionale negli anni Settanta quando la costruzione dei porticcioli di ChiavariLavagna alla foce dell’Entella ha impedito al torrente di continuare nel lavoro di ripascimento naturale con i sedimenti immessi in mare, provocando l’erosione delle spiagge di entrambi i Comuni, tanto che ancora oggi, dopo molti interventi (il primo nel 1977 perché il mare era arrivato a demolire parte della passeggiata e della ferrovia e 140 mila metri cubi riportati artificialmente), la situazione non è stata ripristinata completamente. «I progettisti avevano segnalato che a Lavagna sarebbe mancato il riporto della sabbia in una determinata zona – afferma Nicola Corradi, altro docente di Scienze geologiche specializzato in geologia marina – l’opera è stata fatta ugualmente senza però capire che si sarebbe dovuto fare un lavoro notevole per ridare la spiaggia ad abitanti e turisti».

Nicola Corradi
Nicola Corradi

Proprio negli anni Settanta sono partiti i progetti speciali del Cnr nel tentativo di coordinare gli studi per superare i localismi, per dar loro un respiro più ampio legato non solo al mare, ma anche al territorio. La ricerca più completa a livello nazionale è stata prodotta nel 2006 con il volume “Lo stato dei litorali italiani”, a completamento dell’atlante di tutte le spiagge italiane (1985) realizzato dal Cnr (nella foto). Da quel volume emerge che comunque la Liguria è tra le regioni costiere meno “erose”: il record negativo spetta al Molise con oltre il 90% di spiaggia in pericolo, mentre la Liguria si ferma al 33% (solo Friuli Venezia Giulia, Veneto ed Emilia Romagna stanno meglio). Su 350 km di lunghezza della costa, 256 sono coste alte (ripide e rocciose) e aree portuali, mentre 94 km sono di spiagge. I tratti in erosione 31 km.

Il periodo analizzato dal 1944 al 2003 svela che le spiagge stabili o stabilizzate sono il 49%, il 33% in erosione e solo il 18% in avanzamento. La stabilizzazione è frutto di opere di difesa, perché solo il 21% degli arenili liguri è in condizioni “naturali”.

Tra le principali cause “storiche” dello squilibrio la costruzione dell’Aurelia e della ferrovia costiera, ma anche il costante prelevamento postbellico di materiale dai torrenti. I porti turistici e le difese rigide per proteggere le spiagge hanno portato ulteriori squilibri.

Una delle situazioni più critiche citate dallo studio del 2006 è alla foce del Centa ad Albenga, con la spiaggia che nel 2003 era arretrata di 16 metri rispetto al 1944. «Altra criticità sottovalutata – aggiunge Ferrari – è l’effetto sulla spiaggia di Pegli della diga di Levante del porto di Pra’-Voltri, che riflette l’impatto del moto ondoso e fa scaricare molta più energia sulla spiaggia. In caso di mareggiata alla Marina di Sestri il livello del mare si alza di ben 50-60 cm».

Il gruppo nazionale per la Ricerca sull’ambiente costiero ha sede a Genova: «Racchiude circa 200 ricercatori di discipline diverse – racconta Corradi – dai geologi agli ingegneri idraulici sino agli urbanisti. Gli studi della dinamica del litorale da sempre sono stai coordinati da qui». Nel corso degli anni sono stati prodotti altri volumi con studi approfonditi.

Il periodo d’oro per la Liguria è stato tra il 2000 e il 2006 quando, grazie a 25 milioni provenienti da fondi europei, la Regione ha potuto finanziare ricerche e interventi strutturali che hanno avuto effetti molto positivi sull’economia balneare di alcune cittadine turistiche.

«Sono interventi costosi – sottolinea Carlo Cavallo, geologo del dipartimento Ambiente della Regione Liguria – da quando l’Europa ha focalizzato l’attenzione su altre priorità non ne sono più stati fatti». Per fare un ripascimento strutturale che renda ci vogliono almeno 100 metri cubi di materiale per metro di spiaggia. Facendo l’esempio di una spiaggia di 100 metri occorrono quindi 10 mila metri cubi. Considerando un costo di circa 20 euro al metro cubo, la spesa sarebbe di 200 mila euro.

«Fare un ripascimento parziale non servirebbe – afferma Cavallo – perché le mareggiate ridistribuiscono il materiale. È chiaro che se la spiaggia è lunga 1 km e mi occupo di ripascere 200 metri, la resa sarà scarsa, gli interventi puntuali sperando che la sabbia resti dove l’abbiamo messa non servono. Se si mette poco materiale magari la mareggiata lo porta sulla spiaggia sommersa a tre metri di profondità, che è comunque importante perché stabilizza il profilo di spiaggia e serve come lotta contro l’erosione, ma il bagnante e il gestore dello stabilimento balneare non vedono la differenza».

In Liguria comunque, proprio grazie a quei 25 milioni, sono state realizzate opere utili a mitigare il rischio di erosione (continua…).

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