Non bastavano il maltempo e la bactrocera oleae, ci mancava anche la lebbra dell’olivo. Potrebbe essere questo il pensiero fisso di tanti olivicoltori liguri, impegnati in queste settimane in una raccolta che si preannuncia avara di soddisfazioni. Pur con i dovuti distinguo tra Ponente e Levante, dove la situazione è molto critica, l’annata 2014 sarà meno generosa di quella appena passata. Tante le cause di questo calo, anche se il primo responsabile è senza dubbio la mosca dell’olivo, l’insetto che ogni estate mina le coltivazioni di tutta Italia e che negli ultimi mesi ha colpito in maniera particolarmente violenta. «Le prime punture si sono manifestate già a fine giugno, in netto anticipo rispetto alle previsioni – spiega il presidente di Coldiretti Liguria Germano Gadina – la bactrocera attacca direttamente l’oliva, deteriorandola e facendola cadere prima del tempo. Inoltre il frutto, anche se recuperato, presenta caratteristiche alterate, come un grado eccessivo di acidità. Tutto questo va inevitabilmente a ripercuotersi sulla qualità del prodotto finale». Nonostante diversi trattamenti larvicidi, la mosca ha continuato a riprodursi, concentrandosi in particolare nello spezzino, dove il raccolto in alcune aree sarà pressoché nullo. «Chi si è mosso per tempo è riuscito a limitare i danni – commenta Carlo Siffredi, presidente del consorzio dop – nella provincia di Imperia, quella più importante dal punto di vista della produzione olivicola, molti produttori riusciranno comunque ad avere una resa accettabile. Nel Levante invece le olive saranno davvero poche».
All’attacco della bactrocera, favorito anche dal clima umido degli ultimi mesi, è seguito quello di alcuni funghi parassiti, tra cui il Colletotrichum gloeosporioides, responsabile della lebbra dell’olivo. Si tratta di un fenomeno che gli esperti definiscono eccezionale per la Liguria, dato che questa malattia è una prerogativa del Sud Italia, e che forse per questo è stato sottovalutato. La lebbra colpisce l’oliva, finendo per farla raggrinzire e mummificare. Nel migliore dei casi, il frutto colpito garantisce una resa bassa e un olio molto acido.
Come se non bastasse, ad aggravare la situazione ci si è messo il maltempo, quello della pazza estate appena passata, ma soprattutto le ultime, devastanti precipitazioni che a inizio ottobre si sono abbattute sulla Liguria e sulla provincia di Genova. Stando a una prima stima di Coldiretti, il raccolto dell’olio extra vergine «sarebbe stato quasi dimezzato a causa dei nubifragi che hanno colpito soprattutto l’entroterra genovese, con danni alle coltivazioni, interruzione delle strade rurali e isolamento di intere borgate».
In un quadro così complicato, ai lavoratori del settore non resta che incrociare le dita, anche se c’è già chi, come Alberto Badaracco, frantoiano di Recco, non si fa illusioni: «L’anno scorso sono riuscito a frangere 5.000 quintali di olive, quest’anno sarò fortunato se riuscirò ad arrivare a 500. Il problema principale oggi non è raccogliere i frutti, ma trovare quelli che presentino un livello accettabile di acidità. Ho aperto la mia attività nel 2011 e, nonostante abbia ormai un giro di 1.500 clienti, questa sarà senza dubbio l’annata peggiore».
Nel 2013, a fronte di 323 mila quintali di olive, sono state prodotte ben 5.727 tonnellate di olio, quantità eccezionali che a questo punto si cercherà nuovamente di eguagliare il prossimo anno.

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