La concordia sarà smantellata entro la primavera del 2016. La conferma arriva direttamente da Ferdinando Garré e Valerio Mulas, presidente e project manager del consorzio Ship Recycling, proprietario del relitto. «Rispetteremo i tempi previsti – spiega Mulas – la zona di cantiere dove si trova la nave è stata divisa in due parti: la diga foranea, dove è stata posizionata la Concordia, e la banchina, al sesto modulo Vte, in cui è stata allestita un’area per il recupero e lo smaltimento dei materiali, anche se è rimasto ben poco. Abbiamo inoltre predisposto un piano di monitoraggio ambientale che interessa acque, sedimenti, atmosfera e rumore». Grazie ai lavori di alleggerimento, iniziati il 10 ottobre, il pescaggio della nave verrà ridotto dagli attuali 17,5 a 14,5 metri, consentendo così il suo trasferimento all’area riparazioni navali. «Un obiettivo che potrebbe essere raggiunto già a fine anno» dichiara Garré.
«Quanto studiato a Genova potrà diventare un sistema standard per casi come quello della Concordia – sottolinea il presidente dell’Autorità portuale di Genova Luigi Merlo – quello delle demolizioni è un settore nuovo in Italia, ma oggi abbiamo dimostrato di essere all’avanguardia per quanto riguarda sicurezza ambientale, sicurezza del lavoro e qualità tecnica. Ora quello che serve è omogeneità di regole, a livello europeo e mondiale». Per Merlo lo smantellamento del relitto può rappresentare un volano per l’economia del mare: «A consolidare questo patrimonio di nuove conoscenze che si sono sviluppate attorno all’operazione potranno intervenire le attività dell’Iit, che ha confermato la sua attenzione alle innovazioni nel campo dell’economia del mare, e lo stesso progetto “Blue Print” ideato da Renzo Piano per ridisegnare l’area portuale genovese».

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