Ha lasciato Genova per Milano quando aveva solo pochi mesi di vita, ma appena può torna a trovare i parenti più stretti e da sempre trascorre l’estate sulla spiaggia di Varigotti. È genoano sino al midollo, tanto da far diventare la sua azienda sponsor della squadra rossoblù (il prossimo sarà il terzo anno), mantenendo il suo abbonamento in gradinata pur avendo diritto ai posti in tribuna. Ha solo 34 anni ma è già al vertice di una società attiva nel mercato dell’energia, uno dei pochi operatori indipendenti integrati che si occupa di produzione, importazione e vendita al cliente su tutto il territorio nazionale.
Carlo Bagnasco, classe 1979, laureato in Economia e commercio alla Bocconi, è direttore generale di Energetic Source, società che commercializza gas naturale ed energia elettrica, 120 dipendenti, 12 Twh di energia elettrica e 2 miliardi di mc di gas forniti.
Quando gli si fa notare che è una mosca bianca a essere così giovane e così in alto in un’azienda che fattura ogni anno 2 miliardi di euro, minimizza: «Sono stato molto fortunato e ho avuto ottimi maestri»; la sua carriera lavorativa è costellata di grandi nomi,sempre legati al mondo energy: CamFin (holding di Pirelli, oggi oggetto di opa), Enova (ex municipalizzata milanese attiva nell’ambito del gas naturale), Begas (compagnia petrolifera argentina) e Renova (holding russa, che nel 2007 ha acquistato Energetic Source). Ora ha il compito di attuare il piano triennale di sviluppo dell’azienda, che è già partner di clienti corporate della gdo come H3G, Wind, Luis Vuitton, Prada, Expert.

Carlo Bagnasco
Carlo Bagnasco
– Bagnasco, il mercato dell’energia è stato liberalizzato ma paga ancora lo scotto di decenni di monopolio, come riuscite a trovare il vostro spazio?
«Il mercato è molto complicato, esistono monopoli di fatto, sicuramente nelle infrastrutture, ma anche in ambitocommerciale bisogna vincere le resistenze di clienti che magari non vogliono cambiare per pigrizia, bisogna far capire che la bolletta così complicata da leggere non dipende dagli operatori».
– Immagino non sia facile farsi largo anche in questa crisi…
«Per niente, abbiamo un impianto di produzione a ciclocombinato di 400 Mw a SanSevero in provincia di Foggia, realizzato in joint venture con la società Alpiq, inoltre grazie alle partecipazioni in altre società abbiamo impianti idroelettrici e eolici, crediamo moltonelle energie rinnovabili, manon vogliamo fare passi troppo affrettati, visto che su unfatturato di 2 miliardi di euroil guadagno vero non superai 10 milioni e avere rapporti con le barche per il supporto sugli investimenti oggi è moltodifficile».
– E il cliente ligure com’è? “Tradizionalista”?
«L’età media molto alta non aiuta, il mercato retail deve vincere il radicamento delle ex municipalizzate. E poi ci sono altri operatori che fanno attività commerciale poco seria. È anche per questo che abbiamo scelto di essere presenti allo stadio, sdogana ilmarchio. Tuttavia il ligure, una volta che decide di cambiare, significa che è stato conquistato davvero».
-E voi lo avete conquistato?
«Per ora facciamo 500 clienti al mese solo nell’area di Genova, grazie a un partner valido a cui ci siamo affidati. È stato difficile trovare anche l’agenzia giusta, perché Genova e la Liguria è un territorioche ha strutture provenienti dal mondo petrolifero e poco propense alle novità».
– State puntando molto anche sui clienti business e partita Iva, anche in Liguria?
«Abbiamo un accordo con le Confederazioni nazionali dell’artigianato che a loro volta si muovono sul territorio. Offriamo condizioni predefinite di energia e gas senza limitazioni di volume, sta agli artigiani aderire alla confederazione nazionale per beneficiare di questa fornitura. In Liguria per ora ha aderito la provincia di Imperia».
– La Liguria potrebbe essere terreno per i vostri investimenti?
«Le possibilità sono limitate perché si tratta di una regione lunga e stretta con evidenti limiti dovuti alla conformazione orografica. Ma io a parità di opzioni sceglierò sempre la Liguria, non è detto che in futuronon potremmo pensare a qualche soluzione sull’eolico. In ogni caso gli investimenti li faremo solo dove ci sarà la garanzia che la regolamentazione non cambi dopo 5 minuti. È assodato che l’energia sta inpiedi solo se c’è incentivo pubblico».
– Si parla tanto di Expo 2015, avete intenzione di partecipare in qualche modo?
«Il 2015 in un settore come il nostro è ancora lontanissimo. Vogliamo crescere sul mercato diffuso, 200 mila clienti sono ancora troppo pochi, nel caso riuscissimo a raddoppiarli sicuramente penseremo anche a Expo. Intanto proviamo a fare il salto di qualità con un progetto da 700 milioni di stoccaggio di gas naturale in Basilicata».

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